mercoledì 29 agosto 2012

Recensione Marvel noir: Devil

Finalmente, dopo un mese, ho messo le mani su questi maledettissimi volumi della marvel noir. Li aspettavo davvero con ansia: dalle notizie lette in giro, il modo in cui Spiderman, Devil e Punisher sono stati ritoccati in modo da diventare personaggi viventi durante la grande depressione vale i soldi dei volumi che contengono le storie. Di conseguenza, l'attesa è stata davvero dura. Mi sono letto recensioni varie, ho trovato pareri discordanti (soprattutto sulla serie dedicata al Punitore) e ho visto voti senza senso (tipo nella recensione di Devil: il recensore lo elogia per una pagina intera, voto finale 6.8....che diavolo....). Quindi, posso finalmente esprimere la mia opinione sul volume che attendevo di più: quello dedicato al cornetto rosso, il mio supereroe preferito.
Premessa: cos'è la Marvel noir? Beh, fondamentalmente un rifacimento in stile hard-boiled e, appunto, noir di alcune delle testate più significative, più famose e più adatte dell'universo Marvel. Ad esempio, Punisher è da sempre molto noir, Devil nel noir ci sguazza, Spiderman è il supereroe più famoso (quindi merita una sua serie personale in ogni maledetto universo) e Luke Cage è in grado di donare storie interessanti, con la sua possente stazza da afroamericano in un contesto molto razzista già di suo. Quindi, con questa manovra commerciale, negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di numerose serie, capeggiate dall'ovvio Spiderman noir, impegnate a riproporci l'ennesima versione alternativa dei nostri eroi preferiti. E cosa potrebbe uscire, con delle premesse come queste?
Devil noir parte dalla fine, con l'incontro tra il diavolo rosso e kingpin, da cui poi si sviluppa la storia sotto forma di flashback. E qui, trovo già qualcosa di cui lamentarmi: Kingpin mi ha rotto i coglioni. In ogni maledetto universo, sembra voglia rompere le palle a Murdock in ogni modo possibile. Non ha una moglie da cui andare? Ah no, meglio non parlarne.
La storia ci mostra Matt alle prese con la New York di quel tempo: essendo figlio di un pugile di Hell's Kitchen, gli sono state precluse le porte della facoltà di giurisprudenza, e si limita a fare l'aiutante del detective Nelson (il buon vecchio Foggy) fra un salto tra i tetti e l'altro. Con una guerra mafiosa alle porte e l'arrivo di Bullseye, Matt si trova costretto a scegliere fra la giustizia e l'amore. Ovviamente, cosa sceglierà?
Personalmente, ho trovato questo volume molto bello. I disegni mi sono piaciuti da subito, la storia è intrigante (sebbene troppo breve, come nel volume di Punisher) e il nemico più famoso del diavolo, Bullseye, è una gioia per gli occhi da vedere nella sua nuova forma. L'unica pecca, a mio avviso, è proprio la lunghezza del racconto. Spunti interessanti ce ne sono molti, ma dovendo chiudere tutto in quattro volumi americani, c'è poca introspezione, poca osservazione di ciò che accade al di fuori dell'azione. Sappiamo pochissimo, di Matt. Non sappiamo come sia diventato Devil, non sappiamo chi sia il suo maestro e non sappiamo nemmeno come finisca la storia poiché, con una trovata che personalmente ho adorato, il volume si conclude con un fermo immagine di Kingpin e il Diavolo che si saltano addosso, pronti a scannarsi e a combattere fino alla morte. Bello, bello, bello. Se tutta la linea noir è in grado di restare su questi livelli, abbiamo davanti una serie di gioiellini memorabili.
Ma, ahimè, purtroppo non è così. The Punisher è tutta un'altra storia.

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